martedì 11 agosto 2009

A Solitudine (elogio di Rassegnazione)

Sono in apnea in uno stagno
di nuvole svagate e socievoli
mi avvolgono con pesantezza
ma solo in superficie,
mi avvolgono con leggerezza
apparenza che mi lascia abbandonata;

Non è male questa Solitudine,
colei con la quale son cresciuta
colei che è la più cara amica.

Ci sono screzi nel nostro rapporto
ma mi segue sempre,
consolante e fedele,
un entità degna di fiducia.

All'inizio eravamo nemiche,
e con lo scorrere degli anni
divenne compagna tenace.

A momenti La ignoro ma
ci son giorni,
come questo,
in cui mi accorgo che le devo
l'assennatezza.

La tradisco per insensati istanti
che nulla lasciano in questa psiche,
che a nulla servono se non a
dimostrare
inesorabilmente
che io sono fatta per Lei.

Che anche in compagnia
rimango sola,
e che non sono adatta alla
luce delle loro presenze.

Sentirsi lasciati, dimenticati,
non considerati,
e godere nel dolore.

Capire di avere un senso,
un abitudine,
buona o cattiva che sia,
che non ti si fugge mai,
almeno lei.


E deploratemi,
discorrete sui miei modi, che
la cosa mi sfiora appena
similmente a piume di
fenice,
appena tiepide,
che nella caduta gravitazionale
mi sfioran la pelle.

L'avverto ma non mi
dispero per la sua morte;
so che risorgerà da
dense ceneri;

Non che io speri più
in una stima che non mi
è congeniale,
ma non sento la perdita.

Io non la sento.

Rimbomba solo l'immagine
intravista e inacuratamente celata
di uno sguardo complice
o di una frase sommessa,
e mi diverte,
oh si,
mi fa sorridere.

Altre stagioni per coltivare
questo campo di ego
mi si inchinano
elogianti
d'innanzi a occhi
vuoti
di lacrime.

Ti cerco in tua assenza
e gioisco nel trovarTi,
orecchie sorde a
penetranti giudizi.

E non ho più paura,
oh Mia cara
Sorella .